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Cos’è l’Agricoltura Naturale Controllata

Non mangiate niente che la tua bisnonna non riconoscerebbe come cibo
Michael Pollan, “In difesa del cibo”.

Quale la differenza tra Agricoltura naturale controllata e Agricoltura biologica?

Rimandano entrambe a sistemi di coltivazione ed organizzazione complessi, ciascuno con sue logiche di produzione e metodi di gestione diversi, ma le filosofie o fedi partono entrambe da uno stesso presupposto imprescindibile. L’attenzione per l’uomo e l’ambiente, il rispetto per i cicli naturali, le stagionalità, la conoscenza dei suoli, un’attenzione costante su tutto ciò che passa dalle nostre mani alla terra e dalla terra ritorna a noi, uno spirito critico che fa continua autoanalisi del nostro operare in tutti gli spazi di produzione, dal campo, ai locali di stoccaggio, trasformazione, confezionamento, cercando quanto più è possibile di avvicinarsi, nella pratica, ad un economia a ciclo chiuso, in cui i rifiuti generati da un sistema vengono lavorati e riutilizzati divenendo fonte energetica per ulteriori sistemi.

Tutto ciò che si produce o utilizza va reimpiegato anche con le dovute trasformazioni, evitando sprechi e attribuendo valore a residui apparentemente inutili.

Nulla si crea e nulla si distrugge

Progettare e realizzare aziende vissute come comunità ecologicamente sostenibili, coerenti con il contesto in cui sono inserite. L’obiettivo primario rimane la lotta contro l’erosione genetica vegetale e il sostegno all’agrobiodiversità. La nostra filiera di Agricoltura naturale nasce come progetto di realizzare, insieme ad altri Agricoltori artigiani, il mantenimento di materiale autoctono, semi che piantati e ripiantati negli stessi luoghi ben si sono adattati a suolo e clima, richiedendo limitati interventi di sostegno durante il ciclo colturale.

Trattandosi di popolazioni o linee, questi semi diventano la garanzia di mantenimento della diversità genetica vegetale e al tempo stesso evitano lo sfruttamento del terreno con prodotti di sintesi. In uno stesso campo si ritroveranno piante relativamente diverse e miscugli, che daranno al momento del raccolto, semi dai diversi colori, una vera e propria policromia, tanti toni di verde, tanti toni di rosso, sfumature che non hanno niente da invidiare ad un pantone di colori. In questo modo vogliamo dare il nostro contributo alla lotta contro il restringimento della base genetica delle piante.

Il controllo dei semi ritorna nelle mani dell’Agricoltore

Più semi, più piante, più possibilità evolutive. Si riproducono i propri semi, secondo mirati capitolati di produzione, lavorando sulla biodiversità per l’autonomia nella coltivazione delle piante alimentari. Questi sono i nostri “campi progressivi”, nati per portare avanti un’Agricoltura di ricerca e di lavoro a sostegno della varietà contro l’uniformità. L’agrobiodiversità, più differenze e meno omologazione, riveste un ruolo importante per la sicurezza alimentare, insediata dalle incertezze clima, dall’inquinamento ambientale e dallo sfruttamento del terreno. E’ qui che diventano fondanti gli antichi saperi, sempre aperti , dialogando con la scienza, ad auto-rigenerarsi.

L’Agricoltura naturale è quindi molto di più di un’Agricoltura convenzionale integrata, in cui si cerca di contenere l’uso in campo di concimi e presidi fitosanitari di sintesi, ammissibili secondo la normativa comunitaria. Partendo dagli stessi criteri fondanti dell’Agricoltura biologica, non è comunque sottoposta al regolamento europeo che disciplina il suo sistema complesso con regole precise.

Si parla per la prima volta di Agricoltura naturale in Giappone, riferendosi alla coltivazione della terra con tecniche naturali, basate esclusivamente sull’uomo, che interagisce con l’ambiente ed i suoi organismi viventi. Rispettoso dei delicati equilibri biologici e del calendario della natura, l’Agricoltore è custode di antichi segreti e maestro di tecniche che hanno consentito, oggi, di passare dall’antica tradizione contadina all’innovazione.

Il primo a parlarne fu Masanobu Fukuoka, botanico e filosofo giapponese, vero pioniere dell’Agricoltura naturale o del “non fare”, autore di “la rivoluzione del filo di paglia”. Microbiologo, scienziato del suolo, specializzato in patologie delle piante. Da ricercatore a produttore nella fattoria di famiglia nell’isola di Shikoku, nel Giappone del sud. Qui Masanobu Fukuoka porta avanti la coltivazione di mandarini, secondo metodi di agricoltura biologica ed ecocompatibile. Il suo credo: minimizzare gli interventi dell’uomo, che in questo grande caso si limita ad accompagnare un processo largamente gestito dalla natura, rifiutando le tecniche agricole tradizionali e moderne. Il metodo si ispira al concetto del Mu, “senza” o anche “nessuno”.

E’ il nucleo del Buddismo Zen

Per lo Zen l’universo è un K flusso di cambiamenti, per cui ogni cosa cresce e si anima spontaneamente. Il miglior modo di agire è “senza agire”, lasciando il campo a quel meccanismo di autoregolamentazione dei sistemi vitali. Il suo metodo di coltivazione si realizza essenzialmente su piccola scala ed è adatto a piccoli possedimenti. Il suo metodo è stato importato in Europa da Agricoltori coraggiosi e con una visione del futuro che preveda il benessere dell’uomo, partendo proprio dal suo ricongiungimento con la energia degli spazi viventi naturali. Emilia Hazelip, coltivatrice spagnola , fonda così l’ “Agricoltura sinergica”, adattando ai diversi suoli, climi e culture dell’area mediterranea, l’agricoltura naturale di Masanobu, concepita in un clima giapponese, senza un vero inverno e con lunghi periodi monsonici. Dai frutteti giapponesi agli orti e verdure in Europa, ma anche, con Marc Bonfils, al grano e ai cereali con semina autunno-vernina. Un agricoltura definita la più naturale, perché opera con le dinamiche di fertilità naturale del terreno. Un approccio di tipo olistico che è comune all’agricoltura biologica e a tutti i sistemi complessi , naturali e sociali, in cui il territorio e l’esigenze dell’uomo che lo abita sono sentiti come un tutt’uno. Uomo e natura, facenti parte dello stesso insieme.

Il dialogo tra Scienza moderna e saperi tradizionali, posti sullo stesso piano, trova nuove vie all’innovazione sostenibile. Scarti di lavorazione allo stesso livello degli utilizzi delle materie prime. Le attività produttive, attingendo soluzioni nuove da una cultura interdisciplinare, possono rispecchiare allora i principi di metabolizzazione della natura, una realtà che non produce scarti. Il metabolismo della Terra, ciò che gli antichi chiamavano “il respiro degli dei”, diventa modello di produzione di sistemi che si autorigenerano, attribuendo valore agli scarti, ricreati come input di energia vitale per altri sistemi.