Una preparazione semplice, un piatto povero ma storico, le cui origini e manifestazioni si perdono nelle leggende di tutto il Mediterraneo e il Medio Oriente.

Ingredienti

Procedimento

Mettere a bagno in acqua per 24 ore il grano.

Farlo lessare in abbondante acqua. Salare a bollitura e continuare la cottura fino a quando i chicchi saranno morbidi ma non disfatti.

Scolare il frumento e metterlo in un piatto di portata. A questo punto può essere servito:

  • Con ½ litro di vin cotto riscaldato, mescolare e spolverare di cannella così come nella tradizione antica contadina ragusana.
  • Con miele, 3 cucchiai o più ogni 100g di cuccìa, abbondante cannella
  • Con crema di ricotta, scaglie di cioccolata e dadolini canditi, così nella Sicilia occidentale e centrale.

Note storiche

il grano, in chicchi, cotto e condito nelle forme salate e dolci, non è solo una preparazione siciliana: lo si ritrova in tutta una fascia che parte dal Medio Oriente e che, attraverso la Grecia e la Jugoslavia, copre una buona parte del bacino del Mediterraneo. Il grano cotto e addolcito in Italia lo si ritrova in Puglia, Lazio e Basilicata. In Sicilia è di antica tradizione.

Molte leggende vi sono legate: nel XVII secolo una grave carestia colpì Siracusa, altri indicano Palermo, e dove la fame si faceva maggiormente sentire il giorno 13 Dicembre (S. Lucia) arriva una nave carica di frumento. La popolazione affamata non perde tempo a macinare il grano, ma lo lessa e se ne nutre subito. Così nasce la Cuccìa, dal dialetto cocci e cuocci, come vengono indicati i chicchi di frumento, ma forse anche dal  xuxeon greco, miscela di farina addolcita. In Africa, Egitto, la stessa preparazione è oggi nota come Kesc.

E’ un piatto per S. Lucia quasi ovunque in Sicilia: ad Aragona, Agrigento, S. Caterina invece per il giorno dei Defunti, a Palazzo Adriano per il 1° Agosto ed in diverse località per S. Antonio Abate il 17 gennaio , così a Burgio. Ancora per S. Biagio (3 febbraio) a Castronovo e Montalbano; per S. Teodoro (17 febbraio) a Piana degli Albanesi, per la Natività di Maria (8 settembre) a Termini, per S. Nicolò (8 dicembre) a Mezzoiuso. Tipica la cuccìa con ceci e frumento (non dolce) di Militello e Palagonìa ed una rara cuccìa (non dolce) di grano condito con olio della vecchia Palermo, ormai dimenticato. Una tradizione siculo-albanese prevedeva la distribuzione della cuccìa ai poveri il giorno della morte di un parente stretto. A Castronovo e Montalbano si mangia la cuccìa al posto del pane il giorno della festa di S. Biagio (3 febbraio).

La cura, la salvaguardia del campo, la scelta del seme, mescolando anche varietà diverse della stessa specie, la scelta delle operazioni colturali idonee ad ottenere il prodotto migliore possibile diventano necessari per amarci e per mantenere la casa in cui viviamo...è questa la filosofia dietro i prodotti de La Riserva del Re

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